La Pratica Collaborativa

Nell’ambito del diritto di famiglia, la pratica collaborativa è una particolare forma di NEGOZIAZIONE ASSISTITA.

E’ un nuovo efficace strumento per raggiungere accordi condivisi tra le parti in conflitto, utilizzato soprattutto per la separazione e il divorzio, ma utilizzabile anche in diverse situazioni di conflitti familiari, per esempio in pratiche successorie

E’ nata negli USA, si è diffusa poi in Canada e più recentemente in Europa, dove si sta sviluppando, anche in Italia.

In questa procedura le parti sono costantemente assistite dai rispettivi legali, ma in modo tale da restare protagoniste nella ricerca di possibili soluzioni che corrispondano ai propri interessi e bisogni.

I pilastri sui quali si fonda questa pratica sono i seguenti.

  • L’incarico agli avvocati è limitato alla negoziazione, perciò se questa non dovesse condurre ad un accordo i legali non potranno più assistere i clienti in successivi contenziosi.
  • La negoziazione è regolata da un contratto scritto, l’Accordo di partecipazione, con il quale le parti espressamente assumono specifici impegni volti a garantire la trasparenza, la riservatezza, l’esclusione di minacce di ricorsi all’Autorità Giudiziaria, la tutela dei figli.
  • La negoziazione è improntata ai principi di buona fede e trasparenza, le cui eventuali irrimediabili violazioni sono sanzionate con l’interruzione del procedimento.
  • Il procedimento è garantito da riservatezza: tutte le informazioni conosciute durante la procedura non potranno essere utilizzate in eventuali successivi giudizi.
  • A fronte degli impegni assunti, i vantaggi di questa procedura sono profondi, e si possono meglio comprendere considerando anche una prospettiva a lungo termine sulla vita delle persone che si trovano ad affrontare conflitti familiari.
 Non si tratta, ovviamente, di una formula magica che permette alle persone di smettere di litigare per venirsi incontro a vicenda:
 la coppia rimane all’interno del proprio conflitto, ma si muove sui binari di un percorso protetto, al riparo dalle distorsioni prodotte dai reciproci tatticismi.

Il motore principale che muove il meccanismo è la trasparenza, che gradualmente costruisce un senso di fiducia che circola all’interno di tutta la squadra.

La procedura può comunque concludersi solo con un accordo soddisfacente per entrambe le parti, il che significa un accordo cui entrambe aderiscano con un consenso autentico: ciò favorisce, non solo l’esecuzione spontanea di quanto pattuito, ma anche la tenuta nel tempo del contratto sottoscritto, nonché l’acquisizione duratura di una consapevolezza e capacità di collaborazione che permetterà alle parti di affrontare in futuro con lo stesso spirito le eventuali nuove difficoltà che potranno sorgere successivamente, al mutare delle situazioni di fatto.

LA PRATICA COLLABORATIVA: gli avvocati e gli altri professionisti

Oltre agli avvocati, nella Pratica Collaborativa possono essere coinvolti anche altri professionisti. La figura che sempre di più appare come fondamentale è quella del facilitatore della comunicazione durante gli incontri, ma anche altri professionisti possono giocare un ruolo importante, a seconda delle necessità del caso concreto (altri esperti delle relazioni familiari, ad esempio, o un commercialista).

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LA PRATICA COLLABORATIVA: IL PROCEDIMENTO

La negoziazione si svolge secondo il metodo di Harvard (negoziazione oggettiva e sugli interessi).

Al centro del lavoro vi sono gli incontri a quattro (due parti e due avvocati), oppure a cinque, nei casi in cui vi sia la presenza del facilitatore e/o del commercialista.

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LA PRATICA COLLABORATIVA: com’è nata

Alle origini del diritto collaborativo c’è l’idea dell’Avvocato americano Stuart Webb, il quale nel 1990 esprimeva la sua intuizione scrivendo una lettera al Giudice Sandy Keith della Corte Suprema del Minnesota, poi divenuta famosa e pubblicata in molti siti dedicati al tema.

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LA PRATICA COLLABORATIVA: DOMANDE FREQUENTI

La pratica collaborativa è percorribile anche nelle situazioni di accesa conflittualità?

E’ a maggior ragione consigliabile nelle situazioni complesse e/o conflittuali, per evitare le classiche degenerazioni del conflitto, a tutela dei figli ma anche delle parti stesse.
E’ necessaria in ogni caso la volontà e la capacità di entrambe le parti di aderire ai principi esposti e di mantenere il rispetto dell’altra persona.

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