La Pratica Collaborativa: domande frequenti

faqLa pratica collaborativa è percorribile anche nelle situazioni di accesa conflittualità?

 

E’ a maggior ragione consigliabile nelle situazioni complesse e/o conflittuali, per evitare le classiche degenerazioni del conflitto, a tutela dei figli ma anche delle parti stesse.

 

E’ necessaria in ogni caso la volontà e la capacità di entrambe le parti di aderire ai principi esposti e di mantenere il rispetto dell’altra persona.
Nel corso della procedura sono inevitabili momenti difficili in cui possono emergere toni alterati, rabbia e sfiducia nell’altra parte, ma ci si trova in un percorso studiato proprio per contenere ed affrontare anche tutte le difficoltà.

 

Per esempio, il fatto di poter tornare a riflettere sui principi condivisi e sui vantaggi offerti dalla scelta procedurale effettuata aiuta molto a superare le situazioni di impasse.

 

Per quale motivo dovrei accettare di rivelare all’altra parte delle informazioni a lei sconosciute, se questo potrebbe favorirla e/o ostacolare il raggiungimento dei miei obiettivi?

 

Si tratta di modificare profondamente la tradizionale concezione della “trattativa”, rinunciando ai tatticismi ed alle strategie in favore di altri punti di forza.
La forza della pratica collaborativa sta proprio nella condivisione leale di tutte le informazioni rilevanti, elemento centrale per l’acquisizione della fiducia reciproca e quindi per una costruttiva collaborazione volta al raggiungimento di accordi in cui non vi sia un vincitore e un vinto, ma una comune soddisfazione.

 

Senza il timore di essere tenute all’oscuro di elementi rilevanti, e senza la pressione delle minacce di ricorsi all’Autorità giudiziaria, entrambe le parti riescono ad attuare una migliore gestione delle emozioni e quindi a maturare soluzioni creative che mai potrebbero nascere in un clima di tatticismi.

 

Quanto è elevato il rischio di non riuscire a raggiungere un accordo e di dover perciò poi ricorrere all’alternativa contenziosa, magari anche dopo un notevole lasso di tempo?

 

Nell’esperienza straniera, e anche nella recente casistica italiana, le percentuali di fallimento sono molto basse.
Si ritiene che il successo di questa pratica sia connesso al fatto che si tratta di un lavoro di squadra in cui gli interessi di tutti i partecipanti convergono verso il raggiungimento di un unico obiettivo, ovvero il raggiungimento di un accordo condiviso che soddisfi gli interessi di entrambi.
In ogni caso, le prime tappe del procedimento prevedono l’individuazione delle priorità di ciascuna delle parti e la gestione delle eventuali urgenze, anche attraverso la stipulazione di accordi temporanei o parziali.
Pertanto, una parte del lavoro svolto può rivelarsi utile anche nel caso in cui il procedimento venga interrotto, soprattutto se nel corso del tempo sono stati sottoscritti accordi parziali ma definitivi, la cui efficacia perdura quindi anche a seguito dell’interruzione.

 

Quali sono i tempi e i costi della pratica collaborativa?

 

I tempi dipendono ovviamente dalla complessità della situazione ed anche dalla volontà delle parti, che possono scegliere insieme di gestire le urgenze e poi rallentare per ponderare le decisioni definitive, oppure accelerare il lavoro, prendersi delle eventuali pause, a seconda delle necessità.
I costi vengono concordati al momento del conferimento dell’incarico, come ormai per qualsiasi altro tipo di pratica, ma non sono diversi da quelli propri di una assistenza più tradizionale.